Il Sole 24 Ore – Il calzaturiero sceglie il Vietnam

 

Primo imperativo: «Segui il cliente». Anzi, nel caso di Coronet, uno dei maggiori produttori italiani di pelle sintetica per l’industria calzaturiera, l’abbigliamento e i rivestimenti, l’imperativo è seguire i fornitori dei clienti. Tra questi alcuni grandi marchi mondiali della calzatura (Clarks, Coach, Ninewst ecc.) che fanno produrre i loro modelli in Cina, dove la stessa Coronet è già presente con uno stabilimento localizzato vicino a Dongguan nella Provincia meridionale del Guangdong.
Le supply chain dell’industria calzaturiera stanno cambiando. Molte fabbriche stanno delocalizzando la produzione in Vietnam e Coronet ha scelto di seguire la corrente: entro il prossimo anno avvierà la produzione in uno stabilimento nel parco industriale di Giaop Long, a un’ora e mezzo di auto da Ho chi Minh City. «L’obiettivo iniziale è di raggiungere i 2 milioni di metri quadrati anno ma abbiamo previsto lo spazio per crescere di molto. Parte dei materiali li faremo venire dalla Cina e, grazie agli accordi di libero scambio tra la stessa e i Paesi Asean, non dovremmo avere problemi di dazi», spiega Umberto De Marco, executive advisor di Coronet.

I motivi di questa migrazione della filiera calzaturiera sono noti da tempo: i costi in Cina (inclusi i salari) crescono, la reperibilità di manodopera nelle province costiere è sempre più difficoltosa. E anche la migrazione verso le province interne del Paese, promossa da Pechino, è poco agevole e non soltanto per motivi logistici: distretti come quelli della produzione di calzatura su larga scala non si improvvisano in poco tempo.

Meglio il Vietnam quindi, dove il contesto è più favorevole: la manodopera si trova ancora, i costi non aumentano come in Cina (anche per la svalutazione della moneta), abilità manuale e motivazione delle persone sono giudicati generalmente più elevati. Grazie a questi fattori e alla forte crescita dei distretti calzaturieri attorno a Hanoi e Ho Chi Minh City, il Vietnam si colloca oggi al quinto posto nella graduatoria mondiale degli esportatori di calzature, con vendite all’estero per 7,25 miliardi di dollari. Ma considerazioni analoghe valgono anche per altre filiere: tessile/abbigliamento (17,15 miliardi), mobile (4,67 miliardi), prodotti elettronici (20 miliardi).

«Gli accordi di libero scambio tra i Paesi Asean che coprono tutto il sudest Asiatico e che si estendono a Cina, Giappone e Corea del Sud – sottolinea Alberto Vettoretti, managing partner di Dezan Shira & Associates, una società di consulenza presente nell’area – rendono il Vietnam una base estremamente competitiva per coprire i mercati asiatici. Si aggiungano poi i negoziati in corso per analoghi accordi con l’Unione Europea e i Paesi del Pacifico. Inoltre, il momento per inserirsi sul mercato è estremamente favorevole: l’inflazione è in calo e anche i costi degli affitti stanno scendendo».

Quali sono le opportunità per le piccole e medie imprese italiane? Risponde l’ambasciatore vietnamita in Italia, Nguyen Hoang Long, intervenuto ieri a Milano a un forum in Assolombarda dedicato alle opportunità di business con il Vietnam: «Il settore dove le Pmi italiane hanno le maggiori carte da giocare è quello della meccanica strumentale: macchine utensili, macchine tessili e per l’industria calzaturiera, l’intera filiera del packaging e delle lavorazioni alimentari, macchinari agricoli e della plastica. In Vietnam le industrie esportatrici inserite nelle supply chain globali hanno bisogno di qualità». Long, laureato alla Bocconi e che conosce bene il tessuto imprenditoriale italiano, ha promosso la creazione di una serie di desk di consulenza gestiti dalle Camere della Toscana, Veneto ed Emilia Romagna per promuovere una maggiore attenzione verso il suo Paese. Il primo risultato è una missione a Ho Chi Minh City e Hanoi incentrata sul settore della meccanica e coordinata da Unioncamere, che si terrà nelle prossime settimane. In cantiere anche la creazioni di iniziative di formazione tecnica in Vietnam in collaborazione con Ucimu, Acimit, Acimall, Assomac. «Per crescere e restare al passo con le richieste dei mercati – aggiunge Long – le nostre aziende hanno bisogno di formazione. Altri competitor dell’Italia, in primis la Germania, sono estremamente attivi in questo campo».

Il secondo nodo da sciogliere è quello del credito e in particolare delle garanzie sui crediti a medio e lungo termine. Che, nel caso del Vietnam, sono cruciali in quanto la maggior parte delle aziende locali, soprattutto quelle private, in seguito alla stretta in atto nel Paese, ha bisogno di essere finanziata. Gli esportatori italiani di macchinari lamentano invece la mancanza di una presenza Sace sul mercato: «È un problema – conclude il presidente di Ice-Agenzia, Riccardo Monti – di cui siamo consapevoli e che il Sistema Italia sta cercando di risolvere attraverso un eventuale apporto della Cassa depositi e prestiti»

 

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